Mirra: l’olio del deserto

Mirra: l’olio del deserto

In occasione dell’Epifania, impossibile non parlare di un olio essenziale davvero speciale: la Mirra. E’ un olio che ho imparato ad amare col tempo ed ora fa parte della mia routine quotidiana.

Inizialmente il suo profumo ricorda quello della radice di liquirizia; è balsamico, aromatico, ricco e dolce allo stesso tempo.

La pianta da cui si estrae l’olio essenziale è la Commyphora Mirrha (della famiglia delle burseraceae), un arbusto spinoso e resistente, tipico della penisola arabica, dell’Africa orientale (Somalia, Eritrea ed Etiopia), della Mesopotamia e dell’India (dove è presente anche la Boswellia da cui si ricava l’Incenso). E’, quindi, una pianta che cresce in un clima desertico.

La sua forza vitale le permette di svilupparsi in luoghi tanto ostili e quando sento il suo aroma ho l’impressione che quella stessa forza mi venga donata dalla pianta.

La pianta fiorisce a fine estate, facendo comparire dei noduli dai quali cola la resina in gocce chiamate “lacrime”. La Mirra è raccolta tutto l’anno, tranne che nei mesi più caldi (da giugno a settembre); per aumentarne la resa di produzione naturale i raccoglitori praticano delle incisioni su tutta la pianta, dalle radici ai rami più alti. La resina essudata è raccolta dopo tre settimane, quando è ben solidificata e facilmente staccabile, per poi essere lasciata maturare per tre mesi per completarne l’indurimento. Inizialmente di colore giallastro, con il tempo la resina assume un colore tendente al marrone scuro.

Commyphora Mirrha

Un po’ di storia

Insieme al Frankincense, la Mirra è stata una delle prime essenze odorose utilizzate dall’uomo per usi religiosi, medicinali e cosmetici.

Conosciuta fin dall’antico Egitto, veniva usata nelle imbalsamazioni ed era bruciata nei templi in grandi quantità a mezzogiorno. Fu uno dei regali principali che gli abitanti della mitica Terra di Punt inviarono ad Hatshepsut in occasione della famosa spedizione di esplorazione organizzata dalla famosa donna faraone: siccome Punt era indicata dagli Egizi come la terra degli Dei, il loro luogo di origine, la Mirra era una materia preziosa, dal valore inestimabile.

Viene citata nella Bibbia come uno degli ingredienti dell’olio Santo per le unzioni, ma anche nel Cantico dei Cantici

L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni

Cantico dei Cantici (1,13)

La Mirra era anche uno dei componenti principali del Kyphi, il famoso incenso divino egiziano, e anche dell’olio Santo che Dio indicò a Mosè (Esodo 30, 22-33).

La Mirra è citata in uno dei racconti presenti ne Le Metamorfosi di Ovidio e riguarda l’amore carnale di Mirra per suo padre Cinira Re di Pafo.

L’uso della Mirra nei profumi antichi è documentato da Teofrasto nel suo libro Sugli Odori; il famoso Aegyption e il Megaleion contengono questa resina nella loro ricetta insieme a cassia, cannella e olio di balano.

La resina denominata stakte di cui parla Teofrasto era il nome dato alla Mirra che era prodotta solo per via naturale dalle fessure presenti sulla corteccia dell’albero.

Era molto utilizzata anche nella Grecia antica per curare le infiammazioni e le ferite sui campi di battaglia.

Nella tradizione erboristica occidentale, la Mirra è sempre stata utilizzata in caso di sanguinamento delle gengive, per curare le ulcere della bocca e il mal di gola. Nel medioevo si utilizzava una miscela di Mirra in polvere e aloe per preservare i denti dalla carie.

Per le proprietà specifiche di quest’olio speciale, rimando ad un altro articolo che sarà presto pubblicato.

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