Incenso: il Re dei Re

Incenso: il Re dei Re

Mi sono sempre chiesta per quale motivo ogni volta che entro in contatto con l’olio essenziale di Incenso ho i brividi in tutto il corpo, mi emoziono, mi sento più connessa. La risposta è arrivata il 30 novembre di questo anno che giunge a conclusione, in occasione del consueto tour autunnale di dōTERRA quando, parlando di questo olio prezioso, si è sottolineato il grande rispetto che gli è dovuto. Proprio la parola “rispetto” mi è risuonata all’improvviso e tutto è diventato più chiaro: l’Incenso è Sacro. Non a caso, è considerato il Re degli oli essenziali. Il Re dei Re.

L’olio essenziale di Incenso viene ricavato da un piccolo e nodoso albero dalle foglie piccole e rade che cresce in zone calde e asciutte e che raggiunge un’altezza compresa tra i tre e i sei metri: la Boswellia. Esistono diverse varietà di questo albero, a seconda della località di provenienza: la Boswellia Carterii, che cresce in molte zone dell’Africa; la Boswellia Neglecta, che ha origine in Somalia; la Boswellia Serrata, originaria dell’India Orientale; la Boswellia Sacra, proveniente dall’Oman, uno Stato asiatico situato nella porzione sud-orientale della penisola arabica, che da sempre ne è il produttore per eccellenza ed era il punto di partenza di carovane che dovevano arrivare fino al Mediterraneo attreversando le montagne del Nord dello Yemen e sfidando le ostili sabbie del deserto con un percorso di oltre 2400 km.

Boswellia Sacra, Oman

L’antica via dell’incenso del Wadi Dawkah è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, per la bellezza dei suoi paesaggi e per essere lo snodo dei commerci, godendo di una posizione strategica, punto di congiunzione che attraeva mondi diversi e lontani tra loro come l’Europa, l’India, l’Africa e l’Asia. Questo permetteva anche una commistione di culture, di saperi, di idee e valori.

Questo albero è definito “franco” (vero) – da qui il nome inglese Frankincense – per distinguerlo dalle altre sostanze resinose balsamiche come mirra, galbano, storace. Esso è conosciuto anche con il nome di Olibano, nome di origine araba che significa “succo lattiginoso”, riferendosi proprio alla resina color ambra o marroncino-aranciato che fuoriesce dalle incisioni praticate sulla sua corteccia. La parte di pianta che contiene i principi attivi è costituita dalla oleo-gomma-resina ottenuta proprio dalle incisioni. Queste ultime non danneggiano l’albero (se fatte con cautela) e l’essudato del tronco a contatto con l’aria solidifica lentamente formando delle perle dette “lacrime” che conservano il colore bianco-crema o la trasarenza alabastrina tipica delle resine. Ogni pianta può produrre fino ad 1 Kg di resina all’anno e può essere sfruttata per non più di 6/7 anni consecutivi.

Resina dell’incenso

L’utilizzo dell’Incenso è attestato in tempi antichissimi; tuttavia, è impossibile affermare con certezza quali siano state le prime popolazioni ad utilizzarlo nelle fumigazioni durante le loro pratiche mistiche. Certo è che il profumo che emanava bruciando la sua resina era associato alla connessione con il divino e, pertanto, fu principalmente usato durante le cerimonie sacre o i lavori rituali.

Nel Libro dei Morti egizio o negli scritti tibetani compaiono istruzioni precise sull’utilizzo cerimonia dell’Incenso come coadiuvante della meditazione e della preghiera. Ogni anno in Egitto venivano offerte enormi quantità di questa resina al Dio Amon-Ra, tanto da trapiantare alcuni alberi di Incenso nel cortile del palazzo a lui dedicato. Annesso al suo tempio esisteva una “casa dell’Incenso” costruita per custodire le enormi ricchezze destinate ad essere bruciate nel corso dell’anno.

Secondo la tradizione, i Babilonesi bruciavano circa 27.000 kg di resina di Incenso ogni anno per il ruolo che esso aveva nei rituali. Nella Bibbia vengono riportate le regole per comporre alcuni incensi sacri, in quanto gli Ebrei ne appresero l’uso durante il loro soggiorno in Mar Rosso. I grandi sacerdoti custodivano personalmente un’apposita stanza del tempio di Gerusalemme riservata esclusivamente alla custodia dell’Incenso, considerando un sacrilegio occuparla o abitarvi. Valutato alla stregua dell’oro e delle pietre preziose fu offerto in dono dai Re Magi a Gesù Bambino.

Il suo valore era tale che influenzava l’economie degli Stati e spesso era causa di dissidi politici. Era una delle sostanze aromatiche più pregiate dell’antichità che fece la ricchezza dell’Arabia Felix (Yemen).

Plinio racconta che i Sabei fossero gli unici a conoscere l’albero di Incenso e di come solo tremila famiglie avessero l’esclusività nell’occuparsene per privilegio ereditario.

Nessuno mai raggiunse, però, il primato nel consumo sfrenato dell’Incenso come Roma. Si narra che Nerone, in occasione dei funerali della moglie Poppea, abbia bruciato in un solo giorno una tale quantità di Incenso da superare di gran lunga l’intera produzione di resina di un paese in un anno. A Roma gli fu addirittura dedicata una via per il gran numero di negozi che vi si affacciavano e che erano destinati alla vendita di questa preziosa resina.

2 thoughts on “Incenso: il Re dei Re

  1. È veramente un olio straordinario io l’ho messo per due mesi sulla cute avevo una bolla tipo una macchia della pelle con un evidente spessore .. devo dire che oggi è sparita completamente!

    1. Per le bolle è davvero efficace, in abbinamento anche con la lavanda. Diverse persone ne hanno confermato il beneficio.
      Qualche mese fa, una mia amica si è scottata sul braccio in maniera importante e grazie all’incenso non è rimasta nemmeno la cicatrice.
      Grazie per la tua testimonianza.

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